L'attuale Società Cooperativa Sociale Camelot, che ha la sua sede in Meta, nasce come cooperativa sociale Aldebaran, il 6 ottobre del 1996. La denominazione Camelot è stata assunta il 12 gennaio 2005, lasciando invariate tutte le finalità preposte precedentemente da Aldebaran. Essa da sempre si pone come obiettivo il recupero e il reinserimento sociale; in secondo luogo, e non per ordine di importanza, la cooperativa ha sempre sviluppato la tendenza al perseguimento dell'interesse generale della comunità, alla promozione umana ed all'integrazione sociale dei cittadini attraverso la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi.
Composta da soci, di cui alcuni nella veste di soci volontari, altri come soci lavoratori, la cooperativa Camelot ha un ampio oggetto sociale nel quale rientra anche la gestione di strutture socio-assistenziali ed educative come la Casa Albergo S.M. del Lauro attualmente gestita.
La società cooperativa sociale Camelot grazie all'integrazione fra risorse umane e sistemi informativi propone un approccio globale ed integrato che si concretizza nell'offerta di un servizio di elevata qualità.

Il decalogo dell'anziano:

Lasciarlo parlare,
perché nel suo passato ci sono tante cose vere.
Lasciarlo vincere nelle discussioni,
perché ha bisogno di sentirsi sicuro di sé.
Lasciarlo andare tra i suoi vecchi amici,
perché è lì che si sente rivivere.
Lasciarlo raccontare storie già ripetute,
perché lui vuole vedere se tu stai alla sua compagnia.
Lasciarlo vivere tra le cose che ha amato,
perché soffre di sentirsi spiantato dalla propria vita.
Lasciarlo gridare quando ha torto,
perché lui e i bambini hanno diritto alla comprensione.
Lasciarlo salire nell’auto di famiglia quando vai in vacanza,
perché l’anno prossimo avrai il rimorso
se lui non ci sarà più.
Lasciarlo invecchiare con lo stesso paziente amore
con cui lasci crescere i tuoi bambini,
perché tutto fa parte della natura.
Lasciarlo pregare come vuole,
perché l’anziano è uno che avverte l’ombra di Dio
sulla strada che gli resta da compiere.
Lasciarlo morire tra le braccia pietose,
perché l’amore dei fratelli sulla terra
fa meglio presentire quello del Padre nel Cielo.
Anonimo brasiliano